28/01/2026

D.Lgs. 231/2001 e nuovi reati: la crescente necessità di un Modello Organizzativo efficace

Introduzione: la nuova frontiera della responsabilità da reato degli Enti
I nuovi reati presupposto, contestualmente introdotti nel Codice Penale agli articoli da 275-bis a 275-decies, sanzionano condotte quali la violazione diretta delle misure restrittive UE, la violazione degli obblighi informativi e delle condizioni di autorizzazione. La riforma si segnala non solo per l'ampliamento del catalogo dei reati, ma anche per l'innovativo sistema sanzionatorio. Accanto al tradizionale sistema "per quote", vengono introdotte sanzioni pecuniarie proporzionali al fatturato globale dell'ente, che possono variare dall'1% al 5% per le violazioni più gravi. A ciò si aggiungono pesanti sanzioni interdittive, che possono colpire i soggetti apicali fino a sei anni.
Questa recente modifica legislativa rappresenta l'ultimo tassello di un processo di espansione continua che ha caratterizzato il D.Lgs. 231/2001 fin dalla sua origine, rendendo sempre più complessa la gestione del rischio penale per le imprese.

Un catalogo di reati in continua espansione
Introdotto nel 2001 con un nucleo ristretto e omogeneo di 15 reati dolosi, incentrati principalmente sui rapporti tra impresa e Pubblica Amministrazione, il catalogo dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001 è cresciuto a dismisura. Come evidenziato da un recente articolo de Il Sole 24 Ore del 26 gennaio 2026, in 25 anni si è passati a oltre 200 fattispecie di reato, creando una "matassa disomogenea 'a perimetro mobile' che rende ardua per le imprese la mappatura completa del rischio. L'espansione è avvenuta attraverso l'innesto di intere "famiglie" di reati, che hanno spostato il baricentro del rischio dalla sola relazione con la PA alla gestione strutturale dei processi interni dell'impresa.
Tra le aree di maggior impatto si annoverano oggi:
Reati Ambientali (art. 25-undecies): con 40 fattispecie, rappresenta la famiglia più numerosa e ha reso la compliance ambientale un pilastro fondamentale di qualsiasi modello organizzativo.
Reati Societari (art. 25-ter): comprendono 21 fattispecie che si innestano nei processi fisiologici di governance, come la redazione dei bilanci, le comunicazioni sociali e le operazioni sul capitale.
Reati Tributari (art. 25-quinquiesdecies): Con 15 fattispecie, estendono il rischio 231 all'ordinaria gestione fiscale, richiedendo l'integrazione di presidi tipici della tax compliance.
Reati Informatici e Tecnologici (artt. 24-bis e 25-octies.1): in un'era dominata dalla digitalizzazione, queste 23 fattispecie (13 per i delitti informatici e 10 per gli strumenti di pagamento) spostano l'asse del rischio verso la cybersecurity, la gestione dei dati e i flussi finanziari digitali.
A queste si aggiungono numerose altre categorie, tra cui i reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro, i delitti contro l'industria e il commercio, il riciclaggio, la criminalità organizzata e, da ultimo, le violazioni delle misure restrittive UE. Questa stratificazione normativa ha reso la predisposizione di modelli organizzativi efficaci una sfida sempre più complessa, ma al contempo assolutamente imprescindibile.

Il Modello Organizzativo: unico scudo contro la responsabilità dell'Ente
Di fronte a un panorama normativo così vasto e in continua evoluzione, l'adozione e l'efficace attuazione di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG) ai sensi del D.Lgs. 231/2001 non è una mera facoltà, ma una necessità strategica per ogni impresa. Il MOG rappresenta l'unico strumento che la legge mette a disposizione dell'ente per andare esente da responsabilità qualora un reato venga commesso nel suo interesse o a suo vantaggio da parte di soggetti apicali o di loro sottoposti. La funzione esimente del Modello è disciplinata dagli articoli 6 e 7 del Decreto Legislativo n. 231/2001. In particolare, l'articolo 6, comma 1, stabilisce che l'ente non risponde del reato commesso da un soggetto in posizione apicale se prova che: a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b). Un MOG, per essere considerato "idoneo" ed "efficacemente attuato", non può essere un semplice documento formale, ma deve tradursi in un sistema di controllo vivo e dinamico, costantemente aggiornato e calato nella specifica realtà aziendale. Esso deve prevedere:

1. L'individuazione delle attività a rischio: una mappatura precisa delle aree e dei processi aziendali nel cui ambito possono essere commessi i reati presupposto.
2. Protocolli specifici: procedure chiare e tracciabili per la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente, specialmente nelle aree a rischio.
3. Modalità di gestione delle risorse finanziarie: sistemi idonei a impedire l'uso di fondi per scopi illeciti.
4. Un Organismo di Vigilanza (OdV): un organo indipendente, con autonomi poteri di iniziativa e controllo, incaricato di vigilare sul funzionamento e l'osservanza del Modello.
5. Obblighi di informazione: flussi informativi costanti verso l'OdV per permettergli di svolgere efficacemente il proprio ruolo.
6. Un sistema disciplinare: un apparato sanzionatorio interno idoneo a punire il mancato rispetto delle misure previste dal Modello.

L'efficace attuazione richiede, inoltre, una verifica periodica e un costante aggiornamento del Modello, specialmente a fronte di violazioni significative o di mutamenti nell'organizzazione, nell'attività o, come nel caso in esame, nel quadro normativo di riferimento.

 Implicazioni pratiche della riforma e conclusioni
L'introduzione dell'art. 25-octies.2 impone alle società, in particolare a quelle che operano su mercati internazionali, un'immediata revisione e un conseguente aggiornamento dei propri Modelli Organizzativi. È necessario procedere a un nuovo risk assessment per mappare i rischi specifici legati alla violazione delle sanzioni UE, adeguare i protocolli decisionali e operativi (ad esempio nelle procedure di due diligence su clienti e fornitori) e prevedere un'adeguata formazione del personale. Inoltre, la riforma interviene anche sulla disciplina del Whistleblowing (D.Lgs. 24/2023), estendendo la tutela del segnalante alle violazioni delle misure restrittive UE. Ciò comporta la necessità di adeguare i canali di segnalazione interni per ricomprendere anche queste nuove fattispecie. In conclusione, l'incessante espansione del catalogo dei reati presupposto rende la gestione della compliance 231 un'attività strategica e non più delegabile.

Un Modello Organizzativo ben costruito, efficacemente attuato e costantemente aggiornato è l'investimento più importante che un'impresa possa fare per tutelare il proprio patrimonio e la propria reputazione.

I professionisti dello Studio Legale SLS Avvocati di Milano vantano una comprovata esperienza nell'assistenza a società di ogni dimensione nella predisposizione, implementazione e aggiornamento dei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231/2001, nonché nell'attività di assistenza e difesa in giudizio, offrendo un supporto completo per navigare la crescente complessità di questo fondamentale settore del diritto.